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  • sergiomastrillo

Il mio peperoncino

Aggiornato il: giu 25

Uno scrittore che si rispetti sa trasformare una vicenda epica in una barzelletta, e sa rendere memorabile anche un evento quasi insignificante.

Le mie piante di peperoncino sono figlie a una manciata di semi interrata due anni fa. Purtroppo solo due piante videro la luce da quella semina sconsiderata. Germinarono nella stagione fredda e, per legge di natura, diedero solo due virgulti. L'inverno, ahimè, aveva stroncato la loro fertilità. Allora non sapevo perché solo una delle due aveva fruttato due splendidi cornetti rossi, che raccolsi senza farmi troppe domande. Li conservai nella credenza per qualche lunazione, e ne divorai uno a fine primavera, in un impeto di brama piccante. Allora il peperoncino lo mettevo ovunque, anche nel brodo, persino nell'insalata. Nel frattempo le due piante crebbero in due angoli diversi del balcone e presero strade differenti. Un anno intero lasciate al loro destino.


Durante la seconda primavera spezzai l'altro cornetto in un grosso vaso con la terra buona, che si è riempito di piantine arzille e vigorose. A inizio estate, mentre i virgulti prosperavano, la pianta che mi aveva dato i due cornetti era diventata alta e forte, con una miriade di fiori bianchi che spuntavano tra le verdissime foglie a goccia. L'altra era rimasta piccola, sana, ma senza fiori. Nemmeno uno.


Uscivo spesso fuori, con la scusa di fumarmi una sigaretta, e mi mettevo a guardarle distrattamente, come se il mio compito di limitasse ad annaffiarle ogni tanto. Solo una volta mi chiesi perché ci fosse così tanta differenza tra le due sopravvissute, e l'unico pensiero che mi passò per la testa fu il contesto. Non la terra, non la quantità giornaliera d'acqua, non una spietata selezione naturale, ma una giusta dose di tutto. L'ineluttabilità, in quel frangente, era cristallizzata nelle mie mani e capii che, in qualche modo, potevo intervenire sul destino dei due vegetali. Feci solo una cosa: presi la piccolina e la misi accanto alla fiorente. Non per farle compagnia, ma per una questione scientifica. La quantità di luce era l'unico tassello che mancava per raggiungere un equilibrio sistemico, che non si era formato solo e unicamente per colpa della mia sciatteria. Dopo un po', tre fiori bianchi spuntarono anche tra i rametti della piccola, che era rimasta tale, nonostante credessi di aver fatto tutto a dovere. Quella diversità aggiungeva un altro peso allo squilibrio. Non riuscivo a capacitarmi. E in cuor mio speravo di non aver compromesso la sua esistenza per colpa di quel primo anno ignorante. Fu proprio mentre mangiavo un peperoncino che il pensiero mi passò per la testa. Un attimo di pura consapevolezza. Avevo fatto un altro errore perché, mi dicevo, la natura non sbaglia mai, e se sbaglia riesce sempre a correggersi. La scienza mi venne incontro e mi disse che la differenza tra le due piante era dovuta al diametro dell'invaso. L'esperienza e il fallimento stavano perfezionando la mia tecnica, senza che me ne rendessi conto. E alla fine ho capito.


Ora so quello che devo fare con la terza generazione. Ho già travasato la ventunesima piantina e le ho posizionate tutte a dovere. Ognuna nel suo vaso, una pianta ogni pensiero. Ora l'equilibrio è già nella mia testa, la consapevolezza che ogni pianta, se trattata scientificamente e in egual misura, può diventare forte e florida. Eppure c'è qualcosa che non quadra nel rapportare tutto al puro approccio scientifico. Oltre al contesto, alla qualità della terra e alla giusta dose elementale, c'è dell'altro. Una volta qualcuno ha detto: "puoi glorificare Dio anche sbucciando una patata, basta che la sbucci a perfezione". E il discorso resta valido anche se non ce l'hai un Dio, perché significherebbe perfezionare le tue capacità e glorificare te stesso. In quel garbuglio di pensieri, avevo trascurato la cosa più importante di tutte. La forza che muove il mondo. Come la gravità nello spazio-tempo, così c'è una forza nell'indole a cui anche la più pragmatica delle menti è soggetta, la dedizione senza la quale adesso non ci sarebbero peperoncini sul mio balcone. Scienza e tecnica non esisterebbero senza quel pensiero che ogni tanto fiorisce nel cervello come un piccolo desiderio nascosto. Che somiglia tanto all'amore, ma che si chiama Passione.


#peperoncino #epicità #esperimento

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©2020 di Sergio Mastrillo - Autore - Creato con Wix.com

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